Finanze
Regolamentazione del capitale proprio con senso della misura: la Svizzera non può permettersi un nuovo Swiss Finish
12.01.2026
A colpo d'occhio
- La proposta del Consiglio federale di una deduzione integrale delle partecipazioni estere dai fondi propri di base di qualità primaria (misura 15) rappresenta una soluzione sproporzionata e peculiare, che in questa forma estesa non è prevista a livello internazionale.
- La proposta contraddice le conclusioni del rapporto della CPI: CS non ha avuto problemi nelle filiali estere, ma nella casa madre, indebolita da una valutazione aggressiva e da concessioni regolamentari.
- È necessario un pacchetto complessivo coordinato a livello internazionale, con alternative realistiche e un’analisi macroeconomica approfondita.
La piazza finanziaria svizzera è una componente centrale dell’economia nazionale: le banche creano posti di lavoro, formano professionisti qualificati, versano contributi fiscali sostanziali e permettono all’industria e alle PMI di accedere al capitale. Un settore finanziario forte necessita anche di una banca di grandi dimensioni, competitiva a livello internazionale. In un contesto di concorrenza globale competitivo, una grande banca svizzera solida rappresenta un fattore determinante per la piazza economica elvetica. È quindi fondamentale che la piazza finanziaria possa contare anche in futuro su condizioni quadro competitive.
Nell'autunno 2025 il Consiglio federale ha avviato la procedura di consultazione relativa alla modifica della Legge sulle banche e dell'Ordinanza sui fondi propri. Con queste modifiche, in futuro le banche di importanza sistemica in Svizzera dovranno coprire interamente con fondi propri le loro partecipazioni in filiali estere. La procedura di consultazione termina oggi, il 9 gennaio. La regolamentazione proposta colpirebbe in particolare le filiali estere e le attività internazionali delle banche di importanza sistemica, che contribuiscono alla stabilità e alla competitività internazionale. Le unità estere non hanno svolto un ruolo causale nella crisi di CS; i problemi risiedevano in errori di gestione e in una perdita di fiducia, sfociata infine in una crisi di liquidità. Le necessarie svalutazioni delle filiali estere sono state determinate da una valutazione aggressiva e da agevolazioni regolamentari. Applicando le regole già in vigore, CS avrebbe avuto maggiore margine di manovra durante la crisi. È quindi chiaro: una nuova misura che non tiene conto della realtà non crea stabilità, ma genera nuove vulnerabilità.
Assenza di coordinazione a livello internazionale: rischio di un nuovo Swiss Finish
La Svizzera dispone già oggi di uno dei regimi regolamentari più rigorosi al mondo. Mentre la Svizzera ha implementato Basilea III in modo tempestivo e completo, l’UE e il Regno Unito hanno recentemente ritardato l’attuazione di disposizioni centrali.
La prevista deduzione integrale delle partecipazioni estere sarebbe incompatibile a livello internazionale. Una simile misura peculiare indebolirebbe la competitività del settore finanziario svizzero, creerebbe incentivi per delocalizzazioni di attività e comporterebbe un aumento dei costi del capitale. Per una piazza finanziaria fortemente orientata al mercato internazionale e con un’influenza globale, un’iniziativa unilaterale di tale portata risulta pericolosa.
Una regolamentazione efficace è importante, ma perde efficacia se va oltre il suo obiettivo.
Garantire la stabilità economica, senza compromettere la competitività
L’incremento dei costi del capitale ha effetti negativi diretti sull’industria. Un inasprimento non coordinato a livello internazionale ridurrebbe la capacità delle banche di erogare credito e renderebbe più costosi prestiti e altri servizi finanziari. Ciò si rifletterebbe negativamente sull’economia reale, che in un contesto di mercato particolarmente difficile può reggere solo se ha la possibilità di investire. Ciò deve continuare a avvenire a prezzi competitivi a livello internazionale.
Anche in termini di stabilità finanziaria una regolamentazione eccessiva in Svizzera risulterebbe controproducente: provocherebbe un trasferimento dei rischi verso settori meno regolamentati. Un approccio autonomo da parte della Svizzera danneggerebbe dunque sia il settore finanziario sia l’economia reale.
Cosa serve ora
economiesuisse riconosce l’importanza di un quadro di riferimento affidabile per le banche di importanza sistemica (Too Big to Fail, TBTF). Ma una regolamentazione efficace deve essere mirata e coordinata a livello internazionale. La proposta sottoposta a consultazione non soddisfa questi criteri. È eccessiva, incompatibile a livello internazionale, superflua e grava ulteriormente sull’economia svizzera.
Perciò, economiesuisse richiede l’inserimento della proposta nel pacchetto di riforma complessivo TBTF, l’analisi di alternative realistiche alla deduzione integrale delle partecipazioni estere dai fondi propri di base di qualità primaria, un coordinamento internazionale dei requisiti patrimoniali e una valutazione completa degli effetti regolamentari con un focus macroeconomico. La Svizzera ha bisogno di una regolamentazione coerente che garantisca stabilità, senza compromettere la competitività.

