« »

20 anni dopo il sì allo SEE: una sconfitta che ha portato i suoi frutti

30.11.2012

A colpo d'occhio

Vent’anni fa, i rappresentanti dell’economia si erano impegnati a favore dello SEE – e sono stati sconfitti; con loro, anche il governo federale e la maggioranza dei partiti e dei parlamentari. In seguito, lo SEE e la Svizzera sono radicalmente cambiati. Per quanto concerne lo SEE, ne fanno parte oggi solo l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, gli altri membri hanno aderito all’UE. La Svizzera si è ampiamente aperta all’UE e, grazie agli accordi bilaterali I e II, essa ha garantito il reciproco accesso ai mercati in settori importanti. Oggi, essa è il terzo partner economico dell’UE davanti a paesi come la Russia, il Giappone o l’India. Per quanto concerne gli scambi, l’UE è il principale mercato d’esportazione e d’importazione della Svizzera: esso è la destinazione del 60% delle esportazioni svizzere, mentre l’80% delle importazioni proviene dall’UE. Il commercio estero svizzero con l’UE continua la sua progressione e dal 1993 è cresciuto del 100,5%. Il nostro paese, che denota regolarmente un’eccedenza della bilancia commerciale annuale a favore dell’UE prossima ai 40 miliardi di franchi – è oggi un vero motore di crescita per quest’ultima.
​Il no allo SEE non è rimasto privo di conseguenze. Dopo la decisione del popolo, la Svizzera ha subito una forte pressione a favore delle riforme. Negli anni novanta, la riforma Swisslex ha indotto importanti cambiamenti. Essa è inoltre una delle chiavi dell’attuale competitività internazionale della nostra piazza economica. Un altro cambiamento strutturale importante si è prodotto nell’ambito dell’economia: le imprese hanno cominciato ad integrarsi sui mercati al di fuori dell’Europa. Risultato: le imprese svizzere sono integrate molto bene nell’economia mondiale.

E’ evidente che occorre regolarmente fare il punto sulle nostre relazioni con l’UE e valutare tutte le opzioni senza idee preconcette. Chiunque pretenda oggi l’adesione allo SEE deve farlo tenendo conto della globalizzazione e del trasferimento dei rapporti di forza a favore dell’Asia. La dimensione della politica europea da sola non basta. In questo contesto, la posizione dell’economia è chiara: il nostro paese ha saputo capitalizzare il no allo SEE del 1992, costruendo la via bilaterale in modo economicamente molto interessante per la Svizzera e per l’UE e sviluppando durevolmente le proprie relazioni con i mercati emergenti. Questa strategia è ancora valida, ora più che mai.

Condividi l'articolo

Scarica come PDF

Articoli pertinenti

del tema undefined

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti qui alla nostra newsletter. Registrandoti, riceverai dalla prossima settimana tutte le informazioni attuali sulla politica economica e le attività della nostra associazione.

Indirizzo email